Alcune ciance su Gianni Marsico

Cinquantenne murgiano. Acquario ascendente acquario.
La sua esperienza artistica comincia
nel 1985 con una serie di lavori
descrittivi sul corpo umano,
ricercando già allora un’analisi del
caos.
Abbandona i colori e comincia a
sperimentare l’utilizzo della carta e di
altri materiali dai quali prendono
forma sue opere più recenti.
I suoi lavori rifiutano di fermarsi in
una relazione asettica con la
fruizione, lasciando ampio spazio allo
sguardo altrui sui dipinti.
Tornano così in mente le parole di
Jochen Gerz: “l’arte è fragilità”.
Numerosi sono anche i riferimenti
alla culture “altre” dalle quali trae
insegnamento e ispirazione.
A ciò è anche riferito il tema che ha
dato il titolo a numerose sue
esposizioni “Otro Cielo – la stranezza
di un cielo che non è tuo”.
Il riferimento a Cesare Pavese mette
a nudo la realtà spesso inquieta di un
pugliese senza appartenenze, non
solo geografiche.
Appartenenze intime sono invece
quelle dei suoi “altri cieli”, le sue
opere, il suo sguardo su di esse.

Altri lavori

Gli altri lavori di Gianni Marsico partono dalla necessità di dipingere il
sentimento originato dal tema delle “migrazioni”. I luoghi, il senso, i corpi e
l’animo che si nascondono dietro il tema delle frontiere, della mobilità degli
uomini e delle donne, dello sguardo sul loro agire che contamina e che
colpisce profondamente l’intimo. Il coraggio e la fierezza delle scelte. I luoghi
dell’addio e quelli della speranza. Gli affetti lontani e quelli che si è pronti a
generare. I colori dei luoghi e dei non luoghi. L’uscire per l’entrare. La
rivoluzione delle certezze e il “meticciato”.
Le carte, utilizzate nei dipinti senza il contributo dei colori liquidi, costruiscono
immagini, desideri, luoghi, sentimenti e cercano di presentare la cornice nella
quale narrare le storie del nostro tempo e quelle ancestrali delle migrazioni.